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Perché andare a Ikaria, l’isola greca dove si vive più a lungo
Esiste un posto nell’Egeo dove la gente vive più a lungo che altrove. Ikaria è una delle cosiddette blue zone, i territori del mondo dove la longevità media è altissima e gli ultracentenari sono molto più numerosi che altrove. Il segreto non sta in una formula magica, ma in uno stile di vita fatto di cammino, cibo semplice, vino buono e nessuna fretta. Abbiamo chiesto a Emanuele Confortin, nostro accompagnatore che l’isola l’ha percorsa a piedi, di raccontarci perché vale la pena andarci per un viaggio trekking. Ecco i suoi suggerimenti per scoprire Ikaria, tra i più autentici viaggi in Grecia.


Perché vale la pena visitare Ikaria
Selvaggia e autentica: sono gli aggettivi che vengono in mente per primi. Basta qualche ora dall’arrivo per capire di essere in un posto speciale, uno “scoglio abitato” nell’Egeo orientale, in vista della costa turca, dove il tempo segue ritmi propri.
Ikaria colpisce per i paesaggi: montagne ricoperte di foreste, valli profonde, antiche vigne, monasteri, sorgenti termali e spiagge incantevoli, a volte raggiungibili solo a piedi o via mare. Tra le tante isole greche, Ikaria è quella che ha saputo conservare un carattere genuino e una forte identità locale, in un contesto ricco di storia e tradizioni antiche.
Non sembra un posto turistico, c’è la percezione di un ambiente selvaggio. Il ritmo di vita è lento e non si ha mai la sensazione di trovarsi in una località turistica, anche viaggiando nella seconda metà di luglio, in piena stagione. Qui lo stile di vita non è una cartolina: è proprio ciò che, secondo molti, spiega la longevità degli abitanti.


Le migliori cose da fare a Ikaria
A Ikaria non servono itinerari serrati: l’isola si scopre un’esperienza alla volta, seguendo il suo ritmo. Le cose da fare hanno però un filo comune, perché sono tutte occasioni per rallentare e per entrare in contatto con chi ci vive.
Camminare sui sentieri degli ikariani. Da secoli gli abitanti li usano per spostarsi tra villaggi, campi e sorgenti. Percorrerli con passo lento è il modo migliore per entrare nel paesaggio, e a Ikaria il trekking è senza dubbio il mezzo più naturale per muoversi. La natura resta autentica e indomabile, tra pinete, cascate e laghetti, con il profumo del timo e il gorgoglio dell’acqua tra le rocce. Chi vuole di più può salire fino alla cresta sommitale, spazzata dal vento, per uno sguardo che abbraccia l’isola e l’Egeo.
Brindare in una cantina di montagna. Sull’isola fioriscono piccole realtà vinicole d’altura, dove si può assaggiare il vino locale tra i vigneti storici. Fin dall’antichità l’isola è associata a Dioniso, dio del vino e dei banchetti, e a quel mitico regno di Oinoi (da oinos, vino) che ha lasciato in eredità molti nomi di luogo, alcuni ancora in uso. Oggi i vigneti si arrampicano fino alla cresta del monte Atheras, l’antica Pramnos, e migliaia di terrazze vitate sono coltivate da una parte all’altra dell’isola.
Tuffarsi nelle acque smeraldo della costa meridionale. Dopo una giornata di cammino, il mare è la ricompensa. La spiaggia di Seychelles, la più bella dell’isola, è un angolo di paradiso dove ci si concede un meritato bagno in acque color smeraldo. Altrettanto belle sono Kerame e Nas, immerse nella macchia di oleandri e platani.
Partecipare a un panigiri. Se c’è un’esperienza che racconta Ikaria meglio di tutte, è questa. I panigiria sono le feste di paese che, per tutta l’estate, celebrano il santo patrono di ogni chiesa, e possono durare fino all’alba. Sono ancora il cuore della socialità dell’isola: musica, danza, cucina tradizionale e ospitalità si fondono, tra violini greci, vino rosso in abbondanza e l’ikariotiko, la danza locale. Settembre è il mese più ricco di appuntamenti, e due sono i più amati: il panigiri di Agios Kirykos, con un banchetto di piatti locali come il soufiko, e la festa del vino a Christos Raches, villaggio quasi alpino dove si degustano i vini dell’isola. Ma in ogni mese è frequente incontrarne uno.


Cosa assaggiare a Ikaria
La cucina di Ikaria, come buona parte della cucina greca, è semplice, di stagione e quasi a chilometro zero. Tra i sapori da non perdere:
- il soufiko, una sorta di caponata di verdure di stagione;
- sardine e acciughe alla griglia, in un locale con vista sul porto;
- l’agnello aromatico, servito all’ombra di una frasca in una taverna di montagna nel villaggio di Arethousa;
- una degustazione di vini tra i vigneti storici di Pigi.


Cosa ci insegnano gli ikariani
Chi va piano, va sano e va lontano. Facile a dirsi, meno a farsi per chi arriva da una società sempre più frenetica. A Ikaria però il proverbio si vede in pratica: si cammina sugli stessi sentieri che gli abitanti percorrono da secoli, si mangia quello che offre la stagione, ci si ferma volentieri a tavola e ai panigiria, dove la serata può durare fino all’alba. Nessuno sembra rincorrere il tempo, e la socialità è parte della giornata, non un impegno da incastrare. Per questo Ikaria è una boccata d’aria fresca per lo spirito e per la mente, e il ritorno a casa è un po’ più leggero.
Info pratiche
Come si arriva a Ikaria dall’Italia?
Non ci sono voli diretti dall’Italia. L’opzione più comune è un volo per Atene e poi un volo interno per Ikaria, di circa un’ora. In alternativa ci si imbarca su un traghetto dal Pireo, che richiede circa 7 ore. Altre combinazioni passano da Mykonos, Kos o Samos. Gli orari cambiano con la stagione, quindi conviene verificarli prima di prenotare.
Quanti giorni stare a Ikaria?
Il cuore suggerisce “una vita”, ma una settimana è sufficiente per un programma ben organizzato, tra cammino, mare, cantine e villaggi.
Ikaria ha un aeroporto?
Sì, l’isola ha un piccolo aeroporto, che però è collegato ad Atene e non direttamente all’Italia.
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